da “Due campanili sotto la Brigna” di Ignazio Gattuso
Della cappelletta di S. Rosalia si narra che verso il 1877 un certo Lorenzo Spallitta fu Giuseppe ebbe in sogno la visione della Santa che lo esortava a costruire in suo onore un tabemacolo votivo sulla Brigna e gl’indicava il posto dove venne poi eretto e diventò meta di continui pellegrinaggi alla Santuzza vissuta sui monti della Quisquina e del Pellegrino. La chiesetta dedicata alla stessa Santa fu costruita dieci anni dopo nello spiazzo accanto e ne parleremo.
Il culto di S. Rosalia è antichissimo in Sicilia, tant’è vero che in molti paesi si celebrava la festa della Santa prima ancora che nella grotta del Pellegrino si rinvenissero le sue ossa 244 e quando ebbe luogo il rinvenimento «se ne sparse incontanente la notizia, per l’orbe terraqueo, e si dilató, d’un tratto, il culto alla Santa Verginella, cui il popolo guardava come ad una valida Protettrice e ad uno scampo sicuro contro il terribile flagello della peste, che tante vittime mietė nei lunghi tempi andati» 245
Antichissimo è il culto della Santa in Mezzojuso: nell’accordo del 1661se ne fa esplicita menzione al paragrafo 10 dove si legge:
<Item che la processione solita farsi di Santa Rosalia ogni me-se di settembre s’osservi della maniera che sempre s’have osservato cioè la prima domenica doppo il 4 di settembre la maggiore Chiesa dei Latini et la domenica subsequenti la maggiore Chiesa dei greci come per il passato».
Va da sé che per fare la processione doveva esistere, nelle due matrici, la statua della Santa. Per quanto riguarda quella della chiesa latina troviamo la conferma in un atto del 29 maggio 1809 del notaio Vito Criscione Valenza 246 che è una specie di verbale di consegna di tutto quanto c’era e si apparteneva alla matrice fatta dal Governatore al Sacristano M.ro Vincenzo Di Chiara.
A quest’atto è allegato un minuzioso inventario di tutti gli oggetti di culto e arredi sacri tra i quali appunto una statua di Santa Rosalia. A ornamento del la statua dovevano servire una crocchiola (conchiglia) d’argento, una ciotula (ciótola) d’argento con il pomo del bastone di S. Rosalia d’argento descritti nello stesso inventario e che sono simboli attinenti all’abito eremitico col qua-le la Santa viene raffigurata perché così apparve al cacciatore sul Pellegrino.
Per la matrice greca non abbiamo analoga esplicita certezza, ma poiché anche i greci facevano la processione di S. Rosalia, una statua dovevano possederla. Ciò viene avvalorato dal fatto che in entrambe le matrici c’era una cappella dedicata alla Santa Vergine Palermitana.
Ce ne danno la certezza due testamenti: quello di Paolo Lazzaretti del 4 settembre 1627247 e quello di Giovanni Zappia del 26 febbraio 1628248, i qua-li legano il primo quindici tari «venerabili cappelle Sante Rosaliae fundatae intus Ven.li Eccl. S. Nicolai Grecorum e il secondo sei tari «ven.li altari S.te Rosalie fundate intus Ven.li maiori ecc. SS.me Nunciationis», e in quanto alla matrice greca sapremo che nel 1815 la cappella di S. Rosalia era quella die-tro il pulpito 249
Nella matrice latina si conserva anche un pezzo di reliquia e alcuni frammenti del braccio di S. Rosalias come da privilegio seu autentica che deteneva l’arciprete don Giorgio Reres alla cui morte, avvenuta nel dicembre del 1659, gli eredi consegnarono, unitamente con la chiave del reliquiario, al rev. don Filippo Costa, vicario sacramentale della stessa matrice.
Possiamo a questo punto ricordare, e non è fuori proposito, che il notaio Luca Cipolla prima e il notaio Vito Criscione Valenza poi solevano intestare i volumi delle loro minute con l’invocazione: Gesù, Maria, Giuseppe e Rosalia, segno anche questo di fervida devozione alla santa.
Il culto in onore di S. Rosalia in Mezzojuso veniva dunque praticato nelle due chiese, la latina e la greca, ma in seguito rimase prerogative di quella latina, e dai latini la Santa viene tuttora festeggiata.
La chiesetta sulla Brigna verso nel 1887 per voto del mezzoiusaro Antonino Grifo fu Gaetano, reduce allora dall’America
Il voto del Grifo venne formulato nel suo viaggio di ritorno in patria, quando una tremenda tempesta mise a repentaglio il bastimento sul quale viaggiava, tempesta che si placò solo quando egli rivolse un fervido appello a S. Rosalia promettendole che, ritornato salvo al paese natio, avrebbe fatto costruire in Suo onore sulla Brigna una chiesetta.
E il voto adempi non appena arrivato in paese presentandosi all’arciprete, latino don Giuseppe Siragusa.
Ottenuto il permesso dell’arcivescovo di Palermo che era il cardinale Celesia, occorreva il terreno sul quale far sorgere la chiesetta La collina è proprietá privata e apparteneva allora al principe Policastrelli, cui venne fatta la richiesta per la cessione gratuita.
Questi aderì volentieri e un bel giorno egli in persona, il Grifo, l’arciprete Siragusa, con i maestri muratori Salvatore e Tommaso Rubino si recarono sul posto per scogliere il sito più adatto.
Nel marzo 1887, una giornata di domenica, venne collocata la prima pietra e nel luglio dello stesso anno la chiesetta era già costruita, ché molti operai avevano prestato opera gratuita.
Si tratto di una modesta costruzione, e vuoi per l’imperizia dei costruttori, vuoi per economia di spesa, certo si è che l’anno successivo crollò il tetto, che subito rifatto duro fino al 1896.
Il Grifo nel frattempo tomó varne volte in America e nella sua assenza nessuno si curava della chiesetta che rimaneva squallide mura. Ritornato per sempre in paese nel 1908 trovo validi collaboratori per l’ultimazione della chiesetta e questi furono il sac. Pietro Cirrincione dell’allora frazione di Campofelice di Fitalia e i compaesani Giuseppe La Barbera di Santo, Vittoriano Gebbia di Giovanni, Francesco Ruffo di Antonino, Antonino Bonanno di Giuseppe e Lorenzo Ulmo
Il 4 settembre 1911 la chiesetta venne aperta al culto e con grande solennità e stragrande affluenza di popolo l’arciprete Siragusa vi celebrò, per la prima volta, la santa messa
Gli stessi che avevano collaborato alla ultimazione della chiesetta si fece-ro promotori della costituzione della Congregazione di S. Rosalia per provvedere di ogni necessità la chiesa, raccogliere l’obolo dei fedeli e festeggiare solennemente l’annuale ricorrenza della festività della Santa
Pochi anni dopo, nel 1915, sopravvenne la grande guerra e la maggior parte dei congregati furono chiamati alle armi e partirono per il fronte
La devozione alla Santa, già intensa in tutto il popolo, accrebbe in quel pe riodo di calamita e se i soldati portarono e custodirono gelosamente l’immagine di Santa Rosalia cui facevano ricorso nei più gravi pericoli, i loro familiari, donne, vecchi, bambini fecero continui pellegrinaggi per invocare la salvezza dei propri congiunti e soprattutto per implorare la pace.
A dirigere le sorti della chiesa venne chiamato dalla fiducia dell’arciprete Siragusa il rev., padre Muscarello che vi pratico intenso culto e tenne alto il morale del popolo in quegli anni Serribilli. Con la vittoria e la pace i fratelli di Santa Rosalia tornarono dal fronte mancava Antonino Bonanno di Giuseppe caduto eroicamente sul campo dell’onore
Nel 1919, con alla testa padre Muscarello e con i soliti Giuseppe La Barbera, Vittoriano Gebbia, Lorenzo Ulmo, Francesco Ruffo, ai quali si aggiunse Giuseppe Spampinato in sostituzione del caduto Bonanno, venne costituita una commissione che fece eseguire dallo scultore Piscitello di Palermo una nuova statua della Santa che nell’agosto di quell’anno fu portata in trionfo nella sua chiesetta sulla Brigna.
Un soldato, Rosolino Meli, aveva raccolto tra le macerie della guerra, nei pressi di Gorizia, una campana che aveva portato con sé e custodita come talismano per fame dono alla chiesa di S. Rosalia e questa campana venne collocata nel piccolo campanile quel giorno di agosto del 1919 in cui vi arrivò la statua della Santa
Fu un vero tripudio: i suoi rintocchi ricordarono le cruente battaglie del Carso, furono omaggio e ringraziamento alla Santuzza, furono pensiero de-voto e riconoscente verso quelli che si erano immolati, per la gloria d’Italia, in quelle pietraie.
Negli anni che seguirono il culto fu sempre intenso e vivo e i festeggia-menti del 4 settembre sempre solenni.
Sopravvenne l’altra terribile guerra, ma questa trovò chiusa la chiesetta di S. Rosalia, ché il franamento del terreno vi aveva causato gravi lesioni tanto che nel 1945 crollò. La statua venne trasferita nella matrice latina e qui continuò il culto.
Nel dopoguerra si penso di ricostruirla nello stesso sito, ma non fu possibile reperire mezzi sufficienti e, non volendo lasciare la Santuzza senza la sua chiesetta, ne fu costruita un’altra, sempre in campagna, sulla strada della Cardonera, dov’è come fuori posto perché il suo vero sito quello tradizionale e più consono, è lassù, sulla Brigna
I promotori meritano tuttavia un elogio per lo zelo col quale curano la nuova chiesetta e promuovono il culto in essa.
